Esofagogastroduodenoscopia

La Esofagogastroduodenoscopia (EGDS) è una indagine che serve per esplorare l’interno del tratto digestivo superiore (l’esofago, lo stomaco ed il duodeno) mediante uno strumento chiamato gastroscopio costituito da un tubo sottile e flessibile del diametro di circa 1 cm dotato di una piccola telecamera in punta che consente di vedere perfettamente l’interno del tratto digestivo e trasmettere le immagini su un monitor. Durante l’esame potranno essere effettuati con delle piccole pinze dei prelievi di mucosa (biopsia) per l’esame istologico o per la ricerca dell’Helicobacter Pylori. Nel corso dell’esame è possibile, inoltre, effettuare dei veri e propri interventi come, per esempio, l’asportazione di polipi, dilatazione di stenosi o emostasi di lesioni sanguinanti. Per poter eseguire l’EGDscopia è necessario introdurre aria nello stomaco che verrà rimossa alla fine dell’indagine.

La EGDS viene eseguita (dopo un digiuno di almeno 8 ore e l'anestesia del cavo orale) con il paziente sdraiato sul fianco sinistro. In casi particolari (es. pazienti portatori di protesi valvolari cardiache) può essere prescritta una profilassi antibiotica. L’esame può essere effettuato in sedazione cosciente o, per alcune tipologie di pazienti, in sedazione profonda con somministrazione,  per via endovenosa, di farmaci anestetici. Gravi effetti collaterali legati all’uso di tali farmaci sono rari e generalmente si manifestano in soggetti predisposti: è quindi fondamentale che il paziente comunichi al personale l’esistenza di allergie nei confronti di qualsiasi farmaco per poter attuare preventivamente una terapia desensibilizzante.
La EGDS diagnostica è una procedura sicura. Solo eccezionalmente si possono verificare alcune complicanze quali la perforazione (1/10.000), l’emorragia (1/3000), problemi cardio-respiratori (1/1000) o altre complicanze non prevedibili a carico di organi diversi dal tubo digerente legati a particolari condizioni del paziente che in alcune ancor più rare circostanze (0,0009%) potrebbero risultare pericolose per la vita.

La rimozione dei polipi (polipectomia) è necessaria per evitare i rischi di trasformazione maligna connessi alla loro crescita. La polipectomia avviene con un particolare bisturi elettrico a forma di cappio. Il polipo, nella maggior parte dei casi, viene poi recuperato ed inviato per esame istologico. In caso di polipectomia le complicanze più gravi sono: l’emorragia che si verifica nello 0.6-3% dei casi (in genere si autolimita o si arresta con mezzi endoscopici, raramente richiede l’intervento chirurgico) e la perforazione che si verifica nello 0.3-2% dei casi e generalmente richiede l’intervento chirurgico per la sua correzione. Altre numerose complicanze sono segnalate in letteratura, assolutamente non prevedibili anche a carico di organi diversi dal tubo digerente. Al fine di ridurre al minimo tali rischi è necessario che il paziente comunichi al personale se è affetto da alterazioni della coagulazione del sangue, se assume farmaci per fluidificare il sangue (es. aspirina, ticlopidina, coumadin), se è stato sottoposto ad interventi chirurgici, se è affetto da malattie cardiache o se è in gravidanza.
L’alternativa diagnostica alla EGDS è rappresentata dall’esame radiologico a doppio contrasto che ha una minore sensibilità e specificità e non permette di effettuare prelievi bioptici. L’alternativa alla polipectomia è la chirurgia laparoscopica o laparotomica che è gravata da maggiore morbilità e mortalità.

Controindicazioni

Perforazione di un viscere, sospetta o diagnosticata
Infarto del miocardio in atto
Aneurisma di aorta toracica clinicamente manifesto
Grave insufficienza respiratoria
Ipovolemia fino alla stabilizzazione emodinamica
Sublussazione atlanto-assiale
Convulsioni